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Nevirapina: "Rapina" la salute.

La Nevirapina è un farmaco inibitore non nucleosidico della transcrittasi inversa, ampiamente utilizzato per il trattamento dell'AIDS. Oltre ad essere stato sperimentato in modo assai grossolano per la riduzione dell'infezione verticale madre-figlio, porta dei gravissimi effetti collaterali a carico del fegato, con tassi di mortalità preoccupanti. AIDS: grave epatotossicità dopo assunzione della Nevirapina L'FDA ha comunicato che negli Usa la società farmaceutica Boehringer Ingelheim ha informato gli Healthcare Professionals del possibile presentarsi di grave epatotossicità, talora mortale, dopo assunzione del farmaco Nevirapina ( Viramune ), un inibitore non-nucleosidico della trascrittasi inversa ( NNRTI ), che trova indicazione nel trattamento dell’infezione da HIV – 1, in associazione ad altri farmaci. Il rischio di epatotossicità è più elevato nelle donne con conta CD4+ maggiore di 250 cellule/mm3, comprese le donne in gravidanza che ricevono un trattamento cro...

AIDS a tutti i costi... E cavie Africane.

AIDS: Lo studio HIVNET 012 è stato così mal condotto che i suoi risultati dovrebbero essere invalidati Lo studio HIVNET 012 era finalizzato ad impedire la trasmissione del virus HIV dalla madre al figlio nel corso del parto. Lo studio è stato compiuto su donne ugandesi a cui veniva somministrata una compressa di Viramune ( Neviparina ). Associated Press aveva per prima denunciato che Ricercatori del NIH ( National Institutes of Health ) non avevano riportato diverse migliaia di effetti indesiderati, ed alcune morti. I NIH hanno riconosciuto che la ricerca compiuta in Uganda non ha seguito le procedure in vigore negli Usa per gli studi clinici, ma hanno anche difeso le conclusioni dello studio che avrebbe salvato numerosi bambini, evitando la trasmissione dell’infezione da HIV. La Nevirapina, un NNRTI, può causare gravi reazioni cutanee, tra cui la sindrome di Stevens-Johnson e la necrolisi epidermica tossica , e grave epatite/insufficienza epatica. Inoltre, è stato recent...

Caro, vecchio buon Bactrim...

Gravi effetti collaterali con l’associazione Trimetoprim e Sulfametossazolo L’associazione Trimetoprim e Sulfametossazolo ( Cotrimossazolo: Bactrim ) presenta una serie di reazioni avverse che da lievi possono anche rivelarsi mortali, secondo una revisione della letteratura compiuta da ricercatori dell'Università di Toronto ( Canada ). I medici dovrebbero essere consapevoli delle potenziali conseguenze dopo prescrizione di Trimetoprim e Sulfametossazolo, dovrebbero monitorare i pazienti per gli eventi avversi durante la terapia, o utilizzare un antibiotico alternativo quando sia appropriato. Il Trimetoprim-sulfametossazolo presenta alcuni vantaggi: penetra agevolmente in tutti i tessuti corporei ed è molto efficace nel trattamento di molti tipi di infezioni. Per definire con precisione le reazioni avverse, è stata condotta una ricerca di letteratura medica tra il 1950 e il 2011, esaminando articoli, case report, studi su volontari, studi osservazionali e studi clinici rando...

IgE e AIDS

Nei malati di AIDS si verifica un innalzamento delle IgE che, presumibilmente, possono essere le vere responsabili dell'abbattimento dei Linfociti Th1. Ma bisogna considerare che l'abbattimento di queste cellule, e l'innalzamento delle IgE può verificarsi in tutte queste condizioni: Parassitosi Immunodeficienze : S. di Di George, S. di Giobbe-Bickley, S. di Wiskott-Aldrich, S. di Nezelof Infezioni: Sifilide, Lebbra, Mononucleosi, Aspergillosi polmonare Tumori: morbo di Hodgkin, S. di Sezary Epatopatie croniche: Cirrosi, epatiti croniche attive Malattie renali: nefroosi, nefriti interstiziali Malattie dermatologiche: Psoriasi, Pemfigo Malattie autoimmuni: LES, AR Miscellanea: Alcoolismo, Tabagismo, Trapianto di midollo osseo, Sarcoidosi, S. di Down, S. di Guillain-Barré, Morbo di Bechet, AIDS. Le particelle virali sono generalmente presenti in un CD4+ su 300. La domanda è: gli altri CD4+ come muoiono se non...

Farmaci e violenza

L'Istituto per le pratiche sicure del farmaco ha pubblicato sulla rivista PLoS One, all'inizio dell'anno, uno studio dove sono elencati i farmaci con obbligo di ricetta, che inducono i consumatori a compiere atti di violenza. Nei primi dieci, figurano gli antidepressivi. Ecco l'elenco riportato dal "Time": Come riporta il “Time”, la top ten è la seguente: 10. Desvenlafaxine (Pristiq) – Un antidepressivo che agisce sulla serotonina e la noradrenalina. Il farmaco e 7.9 volte più propenso, rispetto altri, ad esser associabile con episodi di violenza. 9. Venlafaxine (Effexor) – Un antidepressivo che tratta i disordini di ansia. É 8.3 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza. 8. Fluvoxamine (Luvox) – Appartiene al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), 8.4 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza. 7. Triazolom (Halcion...

Condensa, eh?

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Ma le scie di condensa non dovrebbero essere generate dall'aria calda del motore? E allora cos'è 'sta roba qui che sbuca dalle estremità delle ali? Ectoplasma??? Ma per favore...

Quanto è (in)efficace la chemio...

Secondo una metanalisi condotta sugli studi clinici relativi all'efficacia della terapia citotossica in ambito oncologico, pubblicato su Journal of Clinical Oncology , e che prendeva in esame centinaia di migliaia di pazienti trattati, gli Autori hanno concluso che la chemio, per tutti quei tumori analizzati ha contribuito solo per il 2% alla sopravvivenza a 5 anni dei pazienti affetti da cancro. Statisticamente, la chemio non servirebbe a nulla. “Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro”, scrivono nell’introduzione. “In realtà, malgrado l’uso di nuove e costose combinazioni di cocktails chimici… non c’è stato alcun beneficio nell’uso di nuovi protocolli” (Morgan 2005) Il lavoro è ovviamente indicizzato su Pubmed ed è questo qui: [Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560]