Chicche sull'AIDS
Recentemente sul web sono apparse diverse notizie relative a documenti estremamente interessanti in cui veniva segnalato che le particelle che presumibilmente dovevano rappresentare il virus HIV, non erano affatto particelle virali. Nonostante le segnalazioni del Dr. Papovic al Dr. Gallo, di cui era stretto collaboratore, quest'ultimo avrebbe modificato quanto evidenziato in corso di verifica affermando con certezza che quelle erano particelle virali di HIV, in totale contrasto con quanto era emerso durante le verifiche. (Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com)
Detto questo, cerchiamo di concentrarci su cosa succede nel momento in cui una persona decide di fare degli esami del sangue per vedere se è sieropositivo o meno.
Il primo test che viene effettuato è il test ELISA, Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay (Saggio Immuno-Assorbente legato ad un Enzima). Ebbene, uno dei più famosi produttori di detto test, specifico per il virus HIV dice chiaramente in etichetta: “AD OGGI NON ESISTE UNO STANDARD RICONOSCIUTO PER STABILIRE LA PRESENZA O L’ASSENZA DI ANTICORPI HIV-1 E HIV-2 NEL SANGUE UMANO”.
Quindi, il test non è standardizzato e nella medicina ufficiale, quella che dovrebbe basarsi sul metodo scientifico, tale test vale meno del lancio di una monetina per stabilire se si è venuti o meno a contatto con il virus HIV. Ma nonostante il test non sia affatto sicuro e standardizzato, qualcuno lo ha brevettato, ragion per cui, ogni volta che viene effettuato un test, la logica vorrebbe che qualcuno intaschi le royalty.
In caso di positività, l'iter continua e si passa ad un secondo test: il Western Blot.
Questo test viene definito test di conferma e servirebbe a confortare l'esito positivo del precedente test ELISA, ovvero smentirlo. Ma c'è un ma... Anzi più di uno. Innanzitutto questo test definisce positivo un essere umano a seconda del Paese in cui viene effettuato (ogni Paese stabilisce il numero di "bande" positive presenti nel test per dichiarare sieropositiva una persona!!!). Ma andiamo avanti. Anche in questo caso vediamo cosa scrive il produttore del Western Blot: “UN CAMPIONE DI SANGUE RISULTATO POSITIVO SIA AL TEST ELISA CHE AL TEST WESTERN BLOT SI PRESUME INFETTO DA HIV-1”. Si, avete letto bene, c'è scritto "si presume". Ma leggiamo anche: “SEBBENE UN RISULTATO POSITIVO (ricordiamo che si può essere positivi in Canada ma negativi in Australia) POTREBBE INDICARE INFEZIONE DA HIV-1, LA DIAGNOSI DI AIDS PUO’ ESSERE EFFETTUATA SOLO SE L’INDIVIDUO RISPECCHIA I CRITERI DIAGNOSTICI STABILITI DAL CDC (CENTER OF DISEASES CONTROL)”. Ma la cosa più sconcertante è che vi è scritto anche: “NON USARE IL WESTERN BLOT COME UNICO TEST DI CONFERMA DI DIAGNOSI DI POSITIVITA’ AL VIRUS HIV-1”.
Cioè il Western Blot, definito test di conferma non va usato come test per confermare la sieropositività!!! E allora che si fa? Ma è chiaro, si effettuerà un altro test. Questa volta andiamo sul pesante e faremo una bella PCR per vedere in concretezza se il patrimonio genetico del virus (o presunto tale) esiste oppure no all'interno di un individuo. Ma anche qui la scienza mostra tutta la sua arroganza e la sua disperazione, visto cosa viene riportato sulle istruzioni di questo test, relativamente al HIV: “QUESTA TECNICA NON DEVE ESSERE USATA COME TEST DI SCREENING PER IL VIRUS HIV O COME STRUMENTO DIAGNOSTICO PER CONFERMARE LA PRESENZA DEL VIRUS”.
Ancora una volta viene utilizzato un test che lo stesso produttore in pratica lo dichiara incapace di confermare la presenza del virus. Ma a questo punto, se la PCR è positiva, l'individuo viene incanalato nel circuito "terapeutico". Le virgolette non sono un caso, servono a far capire che la terapia è un'azione medica legata ad una malattia, ma anche se l'AIDS fosse una malattia virale, qui stiamo parlando di persone SANE, che al limite hanno avuto un contatto con un virus ma che non hanno alcun sintomo di nessuna malattia legata alla presenza del fantomatico virus HIV. E allora perchè somministrare farmaci che, ancora una volta, riportano in etichetta che non curano l'AIDS, non prevengono l'infezione e non impediscono la trasmissione del virus? Di contro hanno una tossicità spaventosa e dei costi da sbancare le casse di uno Stato.
Dopo trent'anni dalla scoperta dell'AIDS, vige ancora la più totale confusione. Peccato.
Detto questo, cerchiamo di concentrarci su cosa succede nel momento in cui una persona decide di fare degli esami del sangue per vedere se è sieropositivo o meno.
Il primo test che viene effettuato è il test ELISA, Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay (Saggio Immuno-Assorbente legato ad un Enzima). Ebbene, uno dei più famosi produttori di detto test, specifico per il virus HIV dice chiaramente in etichetta: “AD OGGI NON ESISTE UNO STANDARD RICONOSCIUTO PER STABILIRE LA PRESENZA O L’ASSENZA DI ANTICORPI HIV-1 E HIV-2 NEL SANGUE UMANO”.
Quindi, il test non è standardizzato e nella medicina ufficiale, quella che dovrebbe basarsi sul metodo scientifico, tale test vale meno del lancio di una monetina per stabilire se si è venuti o meno a contatto con il virus HIV. Ma nonostante il test non sia affatto sicuro e standardizzato, qualcuno lo ha brevettato, ragion per cui, ogni volta che viene effettuato un test, la logica vorrebbe che qualcuno intaschi le royalty.
In caso di positività, l'iter continua e si passa ad un secondo test: il Western Blot.
Questo test viene definito test di conferma e servirebbe a confortare l'esito positivo del precedente test ELISA, ovvero smentirlo. Ma c'è un ma... Anzi più di uno. Innanzitutto questo test definisce positivo un essere umano a seconda del Paese in cui viene effettuato (ogni Paese stabilisce il numero di "bande" positive presenti nel test per dichiarare sieropositiva una persona!!!). Ma andiamo avanti. Anche in questo caso vediamo cosa scrive il produttore del Western Blot: “UN CAMPIONE DI SANGUE RISULTATO POSITIVO SIA AL TEST ELISA CHE AL TEST WESTERN BLOT SI PRESUME INFETTO DA HIV-1”. Si, avete letto bene, c'è scritto "si presume". Ma leggiamo anche: “SEBBENE UN RISULTATO POSITIVO (ricordiamo che si può essere positivi in Canada ma negativi in Australia) POTREBBE INDICARE INFEZIONE DA HIV-1, LA DIAGNOSI DI AIDS PUO’ ESSERE EFFETTUATA SOLO SE L’INDIVIDUO RISPECCHIA I CRITERI DIAGNOSTICI STABILITI DAL CDC (CENTER OF DISEASES CONTROL)”. Ma la cosa più sconcertante è che vi è scritto anche: “NON USARE IL WESTERN BLOT COME UNICO TEST DI CONFERMA DI DIAGNOSI DI POSITIVITA’ AL VIRUS HIV-1”.
Cioè il Western Blot, definito test di conferma non va usato come test per confermare la sieropositività!!! E allora che si fa? Ma è chiaro, si effettuerà un altro test. Questa volta andiamo sul pesante e faremo una bella PCR per vedere in concretezza se il patrimonio genetico del virus (o presunto tale) esiste oppure no all'interno di un individuo. Ma anche qui la scienza mostra tutta la sua arroganza e la sua disperazione, visto cosa viene riportato sulle istruzioni di questo test, relativamente al HIV: “QUESTA TECNICA NON DEVE ESSERE USATA COME TEST DI SCREENING PER IL VIRUS HIV O COME STRUMENTO DIAGNOSTICO PER CONFERMARE LA PRESENZA DEL VIRUS”.
Ancora una volta viene utilizzato un test che lo stesso produttore in pratica lo dichiara incapace di confermare la presenza del virus. Ma a questo punto, se la PCR è positiva, l'individuo viene incanalato nel circuito "terapeutico". Le virgolette non sono un caso, servono a far capire che la terapia è un'azione medica legata ad una malattia, ma anche se l'AIDS fosse una malattia virale, qui stiamo parlando di persone SANE, che al limite hanno avuto un contatto con un virus ma che non hanno alcun sintomo di nessuna malattia legata alla presenza del fantomatico virus HIV. E allora perchè somministrare farmaci che, ancora una volta, riportano in etichetta che non curano l'AIDS, non prevengono l'infezione e non impediscono la trasmissione del virus? Di contro hanno una tossicità spaventosa e dei costi da sbancare le casse di uno Stato.
Dopo trent'anni dalla scoperta dell'AIDS, vige ancora la più totale confusione. Peccato.






Commenti
Il tuo blog piacerebbe a mia moglie che ha fatto la tesi di laurea sulla "comunicazione della salute ad opera dei mass media"... il che ha portato a paure di pandemie, epidemie, epifanie e tutte le "ie" del mondo!
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